APPARTENENZA

Appartenere a qualcuno significa donare ogni strato della propria pelle, come ogni sfumatura della propria anima alla persona che, nel corso della vita, si sceglie, come compagna/o. È come vivere con la costante sensazione di avere la fiamma di una candela a pochi millimetri dalla mente, dal cuore, dal corpo.

Si può giudicare o si può vivere, ci si può allontanare o avvicinare. Ma, quando si vive, è come camminare su di un mondo parallelo al nostro. Si parla di un’anima che si riflette su di uno specchio dotato di cuore e di braccia sempre pronte a prendersi cura di lei. È come ritrovarsi in ginocchio con la consapevolezza di ricevere protezione dall’alto. Si parla di un corpo che necessita dolenti colature d’inchiostro per diventare un opera d’arte per una volta nella vita. Si parla di sentirsi il tutto per il proprio tutto. Si parla di sentire il rovente alito di chi non ha altro per la testa se non la sua musa. Appartenere è come correre in un prato fatto di spine che tagliano sotto i piedi, ma ricevendone cura ad ogni ferita. Poiché, quando si appartiene, ogni cura corporea arriva a modellarti dentro, rendendo le paure passate solo vecchi ricordi e quelle presenti solo future occasioni per sentirsi liberi. Non è certo una passeggiata, quale vita lo è?. Ci sono catene che vanno assolutamente spezzate, altre che vanno viste come un’opportunità di crescita personale. Catene dunque che non nuociono ma che hanno il potere assoluto di rendere ogni respiro più profondo, più maturo, più consapevole di sé stesso. Appartenere è lasciare al pensiero qualche schizzo di emozione in più da donare prima di tutto a sé stessi.

Elisabeth Gioia Carbone

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