I PASSI DELLE MANI NELL’AMORE

Eppure si cerca di far di tutto per farsi capire, ci si spalanca il petto ed a volte non basta. Sembra più facile abbattere un muro piuttosto che fare un gradino ed entrare presso una porta già aperta.

Come macigni testardi ci si tira addosso lacrime ed urla, il pianto irrita la rabbia, la rabbia atterra il pianto. Eppure entrambe sono vere, sono fatte di sentimenti, non con la voglia di vincere ma con la voglia di riprendersi per mano.

Siamo così difficili, siamo così solerti, siamo così indecifrabili. Eppure tra di noi esiste un posto tranquillo, un rifugio sicuro e lontano da tutto il resto del mondo, ma ci ostiniamo a voler camminare sulla terra, piuttosto che prendere il volo nel cielo. Il perchè non me lo so spiegare, so solo che le nuvole del mio cielo piangono, mentre il sole del tuo cielo ha dato spazio al frastuono del temporale.

Ed ora, in mezzo a questa tempesta cerco solo le tue mani, la tua bocca, i tuoi pensieri, il tuo cuore.

Eppure ci si illude facilmente, basta un sorriso, un minimo cenno, bastano poche parole, per cadere nel sonno dell’amore. Un drappeggio di delusioni che nemmeno si conoscono, dossi al cuore.

Ci si trova a diventare stupidi a furia di sbattere la testa contro il muro, eppure non si smette mai di farlo. Come un vizio, si segue di giorno in giorno il prendere in considerazione solo il proprio io, la propria vita, i propri voleri, diritti e doveri.

E mentre il vuoto si prende cura di noi, io mi ci lancio, sapendo già che quelle mani, quella bocca e quei pensieri che cercavo, non saranno lì, per me, a sorreggermi. La terra con tutta la sua durezza sarà l’unico pianeta ad accogliermi.

Eppure cercavo solo di non farti scivolare via da me, non con la forza ma con le lacrime, le stesse lacrime che hanno solcato il mio volto e che tu non sopporti di vedere.

Non occorreva nient’altro che te e me, nella verità di quello scontro di fragili emozioni.

Eppure rimarrò a guardarci, fisserò ogni nostro dettaglio, amandoci, mettendoci tutto di me e tutto di te. Soccombendo ad ogni mancanza, facendomi, da sola, compagnia, accarezzandomi i capelli per poi sentirlmeli annodare tra le dita.

Proprio come il cuore si strozza, stringendoli per non lasciarli dormire da soli in questo cuscino troppo grande.

Sognerò, almeno lì potrò vivere. Con il volto tra quelle mani che sono diventate invisibili, fingerò che ci siano, almeno così, potrò vivere.

Elisabeth Gioia Carbone

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