ORIANA FALLACI

Quando penso al mio passato, alle ore passate a scrivere sui miei diari (sì, uno solo non era soddisfacente), ai libri che hanno arricchito la mia adolescenza con forti emozioni, non può non venirmi in mente un solo ed unico nome, ovvero, Oriana Fallaci. Ho piena consapevolezza del fatto che basti cercare su google questo nome per trovare una miriade di informazioni sulla stessa, i libri pubblicati, i suoi viaggi, il suo modo di essere giornalista o la sua malattia. Da sua umile lettrice ed appassionata del suo stile talentuoso vorrei portare alla luce dei miei ricordi chi era davvero Oriana Fallaci e non solo chi è stata per tanti o cos’ha fatto nella sua vita. Se qualcuno di voi mi chiedesse <<chi era Oriana Fallaci?>> io risponderei spontaneamente <<Una Donna, una grande Donna>>. Lungi da me il sottovalutare il suo aspetto artistico, io amo la sua penna e conosco i suoi splendidi libri, dopo ve ne parlerò, ma lasciatemi dire prima di ogni altra cosa che la Signora Oriana Fallaci è stata una grande donna, una di quelle che portano sulle spalle la D maiuscola. Certamente non ho avuto l’onore di conoscerla personalmente ed altrettanto certamente siamo nate in anni diversi, ma questo non mi ha impedito di seguirla, conoscerla, stimarla e successivamente di innamorarmi della sua storia e della passione che trasuda dalle parole di ogni suo scritto. Ascoltando le sue interviste come quelle di coloro che vantano il suo cognome o che erano parte del suo affetto, andando a fondo cercando e studiando la sua vita, infatti, ho potuto sentire la sua anima. Mi sento come se le avessi stretto la mano, e rileggendo un piccolo passo del suo figliolo “UN UOMO” ne sono rimasta avvolta, mi ha sedotto con la sua lingua tagliente e con il suo testardo e fragile cuore. Vi starete chiedendo di quale figliolo io stia parlando, visto che la sorte non è stata molto buona con lei in questo ambito, ma ricordo bene con che entusiasmo ha sempre presentato i suoi libri, come ricordo con esattezza la sua ultima intervista a rai set extra nella quale rispose con estrema fermezza alla domanda del giornalista, che le chiedeva se non fosse stato inopportuno non interrompere la stesura della traduzione del suo libro per sottoporsi immediatamente all’intervento contro il cancro, così :<<lei ha figli? e non farebbe prima il necessario per loro e penserebbe solo dopo a se stesso ed a tutto il resto? ecco, io ho fatto così per la mia creatura>>. Lei considerava ogni suo libro una sua creatura, per questo era così scrupolosa e puntigliosa, ci teneva più di ogni altra cosa.

La sua segretaria Daniela Di Pace, colei che le rimase accanto fino l’ultimo suo giorno di vita, disse chiaramente che Oriana era una vera professionista, di quelle che non esistono più, usò il termine “completa” per definirla con una sola parola. Era capace non solo di vendere i suoi articoli alle testate italiane bensì anche a quelle straniere in quanto se ne occupava lei stessa della traduzione. <<Mi sarebbe piaciuto averla qui oggi, perchè sarebbe rimasta sconcertata di questa pochezza poetica e culturale, dello svuotamento dei valori istituzionali e del valore della comunità>>. Impavida ma anche molto fragile nel dire troppo di sè ad alcuni, aggiunse Daniela nell’intervista. In quell’occasione infatti raccontò la reale storia, secondo la sua visione, del rapporto che Oriana ebbe con il suo grande amore Alekos Panagulis, per il quale s’ispirò nel romanzo “UN UOMO”. All’inizio della sua carriera era innamoratissima del giornalista Franqois Pezon ma dopo alcuni anni venne lasciata. Franqois era sposato a quei tempi, con l’attrice di Broadway, e si conobbero in Vietnam per motivi di lavoro. In questo frangente nacque questo loro amore segreto, e siccome Franqois temeva per l’incolumità del figlio, adottato con la moglie stessa, nel caso di un ipotetico divorzio in quanto si trattava di avere a che fare con una donna instabile ed alcolizzata, decise di ascoltare il suo forte senso di responsabilità e quindi decise di non interrompere il matrimonio. Oriana però, un giorno, probabilmente stremata da un amore che avrebbe voluto vivere alla luce del sole ed in quanto donna sempre alla ricerca della verità, decise di spedire ogni loro singola lettera alla moglie; da questo episodio Franqois, mosso dal dolore dinanzi alla mancata fiducia verso di lui, a detta sua, decise di chiudere la relazione con la nostra Oriana.

Solo dopo del tempo e dopo un mese ricco di interviste che Oriana fece ad Alekos Panagulis, entrò in trans per quest’uomo di dieci anni meno di lei. Lo aiutò ad “inserirsi”. Per Daniela, Oriana lo visse come il suo lato maschile mentre Peloz fu il vero ed unico ispiratore come l’unico uomo che le insegnò molto del mestiere e che le tirò fuori ciò che era dentro. Poi, io sono del parere che nessuno possa conoscere a fondo il cuore di una persona, specie quello di una donna, neppure se la si tiene accanto ogni giorno, chissà, magari Oriana avrebbe smentito questa idea e avrebbe detto la sua verità, ahimè nessuno potrà mai saperlo. Dall’intervista a Daniela Di pace emerse anche un altro lato di Oriana <<c’era una donna preparatissima nel lavoro, concreta e risoluta, ed una donna che non aveva alcun senso pratico, come se non le interessasse averlo, mi diceva che nella vita ero stata chiamata a farle da mamma, poi con la malattia sentì il forte peso dell’assenza del calore familiare>>, ad un certo punto iniziai a sorridere leggendo alcuni episodi intimi che facevano parte del loro rapporto <<il rapporto con lei era di estrema fiducia, una responsabilità enorme che mi ha portata a vivere mettendo lei sempre al primo posto, proteggendola e consigliandola. Una volta mi chiamò alle due di notte, dormivo, svegliai tutta la famiglia “ma sono le due di notte, signora” le dissi, e lei mi rispose “che problema c’è? ormai è sveglia, scriva Daniela!” lei, era meravigliosamente così>>. M’immagino i pensieri di quella famiglia che molto probabilmente non capiva fino in fondo e che vedeva Oriana con occhi ben diversi da quelli di Daniela. Immagino le lotte ed i litigi anche solo per poterle rimanere accanto, essendo così esigente, come immagino l’arricchimento che tutto questo però le portò. Daniela la definì infine “estrema e pura”. Volendo sempre ricordare il suo lato umano voglio parlarvi anche di ciò che emerso da un’intervista fatta su tv2000 al nipote Edoardo Perazzi. Egli raccontò un pò della sua storia, del fatto che non amasse i giornalisti in quanto aveva una sua visione politica, ben diversa dalla loro. Raccontò di quanto calore c’era dietro ad ogni intervista che faceva, sì, perchè Oriana intervistò i volti più noti ed inarrivabili di quel tempo come ad esempio Merilin Monroe, intervista che si trasformò in un articolo sulla caccia della giovane giornalista all’inafferrabile diva del cinema americano, a Los Angeles nel 1955. Edoardo per certo non visse con Oriana il classico rapporto tra zia e nipote, questo lo dice il fatto stesso che a tutt’oggi non la chiama zia, ma semplicemente Oriana. Era una zia diversa da tutte le altre, non era facile starle vicino ma era pur sempre un onore ed una vera propria scuola di vita. <<Era quella zia che partiva spesso per i suoi lunghi viaggi di lavoro e che quando tornava a casa non dava il solito abbraccio ma aveva per ognuno di noi un pensiero materiale ed uno mentale.>> Sono convinta che i suoi nipoti passarono molte ore seduti sul tappeto del salotto ad ascoltare le sue avventure e le sue perle di saggezza sulla vita, sulla guerra, sulla morte e sulla cultura degli altri paesi. Quale fortuna capitò loro!. Una zia schiva ma che si mostrava con tanta disinvoltura attraverso i suoi capolavori, un vero e proprio “mostro” della scrittura. Una zia che era capace di passare da un sorriso ad una sfuriata in un lampo, <<quando iniziò a frequentare Alekos però divenne una donna allegra dentro e di conseguenza anche noi ne traevamo beneficio, in quanto spesso Alekos si recava a casa nostra e potevamo vivere il profumo che entrambi emanavano, un profumo di pace e di serenità nell’aria che avvolgeva tutti noi, nonostante alcune volte abbiamo assistito alle solite scenate di Oriana anche verso di lui>> Ma, Edoardo, con tutto il rispetto in virtù del cognome che lei porta, la magia che era in Oriana era proprio questa, la maestosità del suo carattere testardamente dolce, non diamogliene una colpa. (Ovviamente ho visto sempre emozione nei suoi occhi quando ha parlato di sua zia, quindi laddove capitasse nei miei umili paraggi sappia che quanto detto sopra è semplicemente parte della mia vena umoristica, o quanto ne è rimasto). Sono rimasta ammaliata dal fatto che lo stesso Edoardo ricordò molto bene quanto Oriana abbia vissuto come una sorta di genesi la stesura del suo romanzo “UN UOMO”, stregata e tormentata durante il travaglio che poi l’ha portata alla nascita di uno dei libri più belli al mondo. <<pignola, unica, irascibile, solitaria ma estremamente generosa e dolcissima>> non ne dubito Signor Edoardo. << Quando si toccavano certi tasti poi Oriana diveniva molto severa, era in grado di incenerire con un solo sguardo seguito anche dalle parole. Ripeteva sempre a noi nipoti, come a tutti coloro che la incontrarono, che la sua unica religione era la vita>> Anche se poi, da come ho potuto apprendere attraverso diverse fonti, Oriana s’avvicinò alla chiesa cattolica nell’ultimo periodo della sua vita. Credeva in una forza interiore ma riservava molto rispetto verso quel tipo di religione fondata sulla pace e sull’amore verso il prossimo. Ammirava in modo speciale Papa Ratzinger, tant’è che per riuscire ad intervistarlo affrontò un lunghissimo viaggio fino a Roma nel periodo più duro della sua malattia. La cosa che più mi ha colpita di Oriana è che continuò imperterrita nel suo lavoro, nonostante tutti e tutto, nonostate “lui”, il cancro. Lo reputava una creatura viva, pensate che dopo l’operazione chiese ai medici di poterlo vedere quel “figlio di un cane”; lo vide anche al microscopio e lì capì di avere un vero nemico da combattere. << Non capisco questo pudore, questa avversione verso la parola cancro, non è neanche una malattia infettiva, bisogna fare come in America, bisogna dirla questa parola, apertamente, serenamente, disinvoltamente, ho-il-cancro, io faccio così e mi sembra di esorcizzarlo. Lo dico soprattutto per le persone che lo stanno vivendo, il cancro, che poi, perchè chiamarla malattia inguaribile? non è vero che è inguaribile, insomma, ci sono persone che riescono a sopravvivere per diversi e lunghi anni con “lui” addosso>> Quando ho ascoltato questa intervista sono rimasta basita e piacevolmente sconvolta dal suo nobile atteggiamento tenuto verso un giornalista che evitava, per non crearle dispiacere, forse, di dire il nome della sua malattia mentre le chiedeva come la stava vivendo ed il suo “rimprovero” allo stesso, con le parole riportate poc’anzi.

Oriana ebbe con il cancro un rapporto mentalmente di sfida, non un rapporto di paura, l’unico momento in cui avvertì timore fù poco prima di entrare in sala operatoria, non per l’intervento in sè ma perchè temeva di uscirne mutilata. piuttosto, provò forte tristezza, amava la vita. Quando le chiesero se avesse paura della morte rispose di no <<fin da bambina conosco la morte, l’ho frequentata davvero troppo, anche come corrispondente di guerra. Lo stesso cancro, l’alieno che è in me, si portò via mio padre, poi mia madre e mia sorella. L’idea di morire non mi fa paura, non dico bugie, sono troppo orgogliosa per dire bugie. Direi piuttosto che mi dispiace morire, ricordo la stessa Anna Magnani che mi disse “non è giusto morire se siamo prima nati cara Oriana”>>. “Lui” le cambiò il rapporto con il tempo << ci si sente come dei condannati a morte ed il domani è sempre più corto, si vive con il timore di sprecarlo >> e con la vita << Se mi capita qualcosa di bello, per me è ancora più bello, il mio amore per la vita si è raddoppiato, io ora voglio un finale ottimista, un trionfo della vita >> espresse con tutta franchezza parlando di come avrebbe concluso il suo nuovo libro. Oriana fù combattiva fino alla fine, fine che giunse il 15 Settembre del 2006 a Firenze, la sua amata Firenze; sepolta nel cimitero degli allori, di rito evangelico, nel quartiere del Galluzzo nella tomba di famiglia. ( accanto troviamo un cippo commemorativo di Alekos Panagulis, suo compagno )

La sua Storia

Oriana fallaci, scrittrice incompresa da molti durante il corso della sua vita. Nacque il 29 Giugno del 1929 a Firenze. La prima giornalista donna italiana che ricoprì il ruolo di inviata speciale al fronte. Donna con la passione non del giornalismo, bensì della scrittura, ma che si trovò “costretta” a seguirne l’indirizzo in quanto la sua famiglia forse non credeva poi così molto nel suo potenziale e ritenendo che non si potesse campare pubblicando libri la invitò a studiare giornalismo, era l’unica cosa che si avvicinava di più a questa sua grande passione. Impiegata come staffetta durante la seconda guerra mondiale; portava manifesti, giornali, messaggi a volte perfino armi, consapevole che ogni sua pedalata era un vero e proprio passo verso la liberazione dell’Italia dal regime mussoliniano. Amava leggere, e leggeva. Leggeva tutto ciò che aveva a portata di mano in casa, accrescendo così, in fretta, la sua cultura letteraria anche se la madre non perdeva occasione per invitarla allo studio ed ebbe molte soddisfazioni in merito. Oriana fù una studentessa brillante, fece il liceo classico e successivamente frequentò l’università nella facoltà di medicina. Una delle persone più vicine a lei, importanti e fondamentali per ciò che ne è stata la sua successiva carriera, fù lo zio, Bruno Fallaci, fratello maggiore del padre e giornalista già di successo, sposato con la scrittrice Gianna Manzini. Iniziò a lavorare per il quotidiano di Firenze da giovanissima ma con un talento spiccato fatto di doti di una grande narratrice. Oriana, per il suo lavoro, fù sempre circondata da molti uomini, proprio per questo si sentiva in dovere di fare sempre di più e sempre meglio, riscrivendo più e più volte un suo articolo, studiando ogni tipo di argomento prima di parlarne, assorbendo il giusto stile e la forte eleganza di altri scrittori. Una volta che finì il suo lavoro presso questo quotidiano iniziò a lavorare per “Epoca” dove alla direzione vi era proprio lo zio Bruno. Oriana aveva ventidue anni ma scriveva già di politica come nessuno mai aveva osato o ne era stato capace. Con il corso del tempo però lo zio fù rimosso dal suo incarico e di conseguenza anche Oriana perse il lavoro. Si trasferì così a Roma, grazie alla sua intraprendenza, nel 1954 fece un viaggio stampa per l’inaugurazione della nuova linea aerea Roma – Teheran. Proprio in Teheran intervistò la principessa Soraya, moglie dello Scià e nacque così nel 1957 il reportage “Hollywood vista dal buco della serratura” che divenne poi anche il suo primo libro “I Sette Peccati Di Hollywood” con la prefazione del regista Orson Weles il quale l’ammirava per aver messo a nudo le star americane con tanto talento e sfrontatezza. Adoro questo suo modo inconfondibile di costruire le interviste, Oriana non si limitava solo a riportare un susseguirsi di domande e risposte bensì ne costruiva una storia vera e propria, con un inizio ed una fine. arrivando agli anni ’60 possiamo dire che furono i più decisivi per lei.

Ottenne infatti il permesso di essere inviata in Vietnam e ci tornò più volte, fino alla fine della guerra nel 1975. Parlando dei primissimi anni ’60 Oriana raggiunse proprio una fama nazionale e non solo, L’Europeo le propose così di fare un viaggio alla scoperta della condizione delle donne nei vari paesi del mondo. In Pakistan avvenne il primo contatto sconvolgente con l’Islam, disse chiaramente di avere avuto addosso, in quel postaccio, la sensazione di essere l’unica donna sopravvissuta ad un diluvio universale dove erano rimaste affogate tutte le donne del mondo. Riflettè su come la religione infliggeva i suoi ordini alle donne e come le trattava. << son donne che vivono dietro la nebbia fitta di un velo e più che un velo è un lenzuolo, ha due buchi all’altezza degli occhi oppure un graticcio alto due centimetri e lungo sei, attraverso quei buchi e quel graticcio esse guardavano il cielo e la gente come attraverso le sbarre di una prigione, sono le donne più infelici del mondo, queste donne col velo, e il paradosso è che spesso non sanno ciò che esiste al di là del lenzuolo che le imprigiona” >> riportò Oriana. Ecco come nacque “IL SESSO INUTILE“, libro pubblicato da Rizzoli nel 1961 e tradotto in ben undici lingue! Un vero e proprio viaggio attorno alla donna; karachi, Malesia, Hong Kong, kyoto fino a New York dove descrive il progresso femminile dinanzi ad un mondo di deboli, incatenati da una schiavitù di cui non sanno liberarsi. Condivido con voi questa intervistata da “Controfagotto” fatta in occasione dell’uscita di questo libro dove potrete vedere una Oriana Fallaci tutto pepe. https://www.youtube.com/watch?v=i0AYO-3teCU

A proposito delle interviste di quegli anni ricordo l’intervista fatta da Oriana al grande Totò per l’Europeo, che prese il seguente titolo: “Lei è felice”?, una meravigliosa intervista che potete andare a spulciare tra i vari video di Youtube. Andando un po’ avanti con gli anni, nel 1968 venne colpita, si trovava in Messico, una folla di studenti, una piazza << sembrava tutto in ordine, uno studente del consiglio dello sciopero degli studenti stava parlando alla piazza ed all’improvviso vidi un elicottero avvicinarsi alla piazza e gettare dei bengala. In un minuto vidi arrivare una marea di camion dell’esercito che circondarono la piazza iniziando a sparare sulla folla. Io ero affacciata in una delle terrazze che sporgevano sulla piazza, all’improvviso arrivarono da dietro un’ottantina di poliziotti che iniziarono anch’essi a sparare su loro, gettando anche me contro ad un muro.>> testimoniò così dal letto dell’ospedale presso il quale ha avuto ricovero. C’è da chiedersi cosa spingeva Oriana a voler vivere sulla propria pelle esperienze così importanti, forti e pericolose. << la guerra ha un suo fascino, quando se ne esce vivi ci si sente vivi come in nessun’altra occasione della vita >> la sua risposta.

I libri che vi invito a leggere

Partiamo dall’anno 1962 “PENELOPE ALLA GUERRA” un romanzo che vuole esortare alla ribellione alle convenzioni imposte dalla società ed a vivere fino in fondo le proprie passioni, anche quando la scelta ci porterà ad amare chi non lo merita e costituisce il ritratto di un’America in bilico tra la sua immagine sognata e la realtà di un paese grande tanto quanto crudele ed uguale.

“LE RADICI DELL’ODIO” una raccolta di brani inediti in cui l’autrice tratta il confronto con l’Islam senza mezzi termini né concessioni. Infiltrata nelle basi segrete della guerriglia araba fino a tornare nel deserto durante la prima guerra del golfo per raccontare lo scontro che sarebbe culminato successivamente nell’attentato orrendo dell’undici settembre alle due Torri. Curiosità Dopo l’attentato alle due torri gemelle Oriana espresse la sua opinione scrivendo direttamente agli stessi Bush e Blair di quanto era contrariata nel dichiarare guerra all’Iraq e ne uscì un chiaro e pungente articolo il 23 settembre di quello stesso anno, “la rabbia e l’orgoglio”, politicamente violento.

1990 “INSCIALLAH” sia fatta la volontà di Dio, la traduzione. Romanzo ambientato ai tempi della guerra civile in Libano dove viene descritto un complesso retroscena che divenne uno spaccato della società italiana immersa nel dramma dei combattenti.  La storia si svolge nell’arco di tre mesi, novanta giorni che vanno da una domenica di fine ottobre a una domenica di fine gennaio, s’apre coi cani di Beirut, prende l’avvio dalla duplice strage, segue il filo conduttore d’una equazione matematica, e per svilupparne la trama mi servo dell’amletico scudiero di Ulisse. Quello che cerca la formula della Vita”. Immergendosi nel dramma dei combattimenti e dando voce alle vittime e alle figure spesso dimenticate – “i bambini che la guerra uccide, i lenoni che la guerra favorisce, i banditi che la guerra protegge” – la Fallaci ci offre un grande “atto d’amore per la Vita”, che rifiuta la ferocia di qualsiasi conflitto e mette l’Uomo al centro del proprio destino. Prefazione di Gianni Riotta

“LETTERA AD UN BAMBINO MAI NATO” un fatto intimo quanto estremamente profondo e personale, un aborto spontaneo. Questo libro è un monologo di una donna che aspetta un figlio e guarda alla maternità come scelta personale e responsabile. <<basta volere un figlio per costringerlo alla vita?>>

“LA FORZA DELLA RAGIONE” testo nato in risposta agli attacchi ricevuti dopo “La Rabbia e l’Orgoglio”. Un approfondimento del rapporto tra occidente ed Islam in chiave filosofica, morale e politica.

“SE IL SOLE MUORE” il risultato di un’avvicinamento agli astronauti coinvolti nell’impresa spaziale statunitense per la conquista sulla luna. In questo libro autobiografico emergono i rischi dell’alienazione tecnologica e narra il disperato ottimismo di un occidente lanciato alla conquista del futuro.

1967 “NIENTE E COSì SIA” << la vita è una condanna a morte, proprio per questo bisogna attraversarla bene, riempirla senza sprecare un passo e senza temere di sbagliare >> Qui Oriana Fallaci racconta di una guerra non giusta, non esatta. Un racconto nato dall’esperienza sua personale al fronte come corrispondente di guerra.

“QUEL GIORNO SULLA LUNA” un seguito de “Se il sole muore”. Una sorta di raccolta di documenti, di voci e di punti di vista sugli incontri con gli astronauti che fece lei stessa.

Oriana scrisse altri e diversi ed importanti libri ma in ultimo, e non d’importanza, vorrei attirarvi nella lettura di “UN UOMO”.

Romanzo pubblicato nel 1973 dove ritroviamo come protagonista Alexandros Panagulis , condannato a morte nel 1968 per l’attentato a Georgios Papa Dopulos , il militare a capo del regime. Morto a causa di uno “strano” incidente stradale nel 1976. Questo romanzo ripercorre la loro storia d’amore , tormentata storia d’amore con battaglie politiche e dettata da momenti d’incertezza e fiducia reciproca. << è che in lui riconobbi davvero tante creature da me conosciute per il mondo, creature che avevano donato la loro vita ad un ideale e che, per quell’ideale, avevano conosciuto torture bestiali, galera, spesso la morte >>. Sono rimasta piacevolmente impressionata da come Oriana ha sempre parlato del suo Alekos, anche dopo il suo decesso. << un uomo dal grande coraggio e dalla grande sete della verità nella libertà>>

A tal riguardo ho voluto leggere per voi una piccolissima parte di questo libro, giusto per farvi assaggiare un po’ della sua coinvolgente scrittura e della sua passionale persona. ecco qui il link https://youtu.be/H8pW-idAVKI

Concludo questo articolo con una sua frase che condivido appieno …grazie grande Oriana !

<< Quando entro in una stanza senza libri mi sembra di stare in una stanza vuota>> Oriana Fallaci.

Articolo frutto dello studio e dell’impegno della sottoscritta, si prega dunque di rispettarne i diritti.

Elisabeth Gioia Carbone

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